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A ferro e fuoco.

L’OCCUPAZIONE ITALIANA DELLA JUGOSLAVIA 1941-1943

A ferro e fuoco.

   L’OCCUPAZIONE ITALIANA DELLA JUGOSLAVIA 1941-1943

1. Gli ordini del generale Roatta

Circolare 3C del 1 marzo 1942

Il trattamento da fare ai partigiani non deve essere sintetizzato dalla formula: “dente per dente” bensì da quella “testa per dente”.
Quando necessario agli effetti del mantenimento dell’O.P. e delle operazioni, i Comandi di G.U. possono provvedere:

a) ad internare, a titolo protettivo, precauzionale o repressivo, famiglie, categorie di individui della città o campagna, e, se occorre, intere popolazioni di villaggi e zone rurali;

b) a “fermare” ostaggi tratti ordinariamente dalla parte sospetta della popolazione, e, -se giudicato opportuno- anche dal suo complesso, compresi i ceti più elevati;

c) a considerare corresponsabili dei sabotaggi, in genere, gli abitanti di case prossime al luogo in cui essi vengono compiuti.

Gli ostaggi di cui in b) possono essere chiamati a rispondere, colla loro vita, di aggressioni proditorie a militari e funzionari italiani, nella località da cui sono tratti, nel caso che non vengono identificati -entro ragionevole lasso di tempo, volta a volta fissato- i colpevoli.
Gli abitanti di cui in c), qualora non siano identificati -come detto sopra- i sabotatori, possono essere internati a titolo repressivo; in questo caso il loro bestiame viene confiscato e le loro case vengono distrutte.
Si sappia bene che eccessi di reazione, compiuti in buona fede, non verranno mai perseguiti.

Gli ordini che guidano la repressione italiana in Jugoslavia sono diversi da quelli tedeschi nel medesimo teatro e poi in Italia?