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A ferro e fuoco.

L’OCCUPAZIONE ITALIANA DELLA JUGOSLAVIA 1941-1943

A ferro e fuoco.

   L’OCCUPAZIONE ITALIANA DELLA JUGOSLAVIA 1941-1943

5. Il tribunale speciale

Annettendosi la provincia di Lubiana l’Italia fascista provoca una reazione inaspettata: il movimento di resistenza sloveno si sviluppa infatti anche a occidente del confine di Rapallo.
Nelle aree della Venezia Giulia si trova a seguito della Grande guerra una componente slovena di circa 300.000 persone: corposa minoranza nelle città di Trieste e Gorizia, maggioranza nell’entroterra del Carso e della valle dell’Isonzo.
Il fascismo ha praticato una ormai ventennale politica di violenza snazionalizzatrice, avendo in parte successo ma provocando al contempo una vigorosa reazione, su cui si innesterà il nuovo movimento partigiano.
Il regime cercherà da subito di dare un segnale molto forte in senso repressivo: nell’autunno 1941 giunge per la seconda volta a Trieste il Tribunale Speciale per la Difesa dello Stato.
Il Tribunale era già stato a Trieste nel 1930, nell’ambito del grande processo contro l’antifascismo sloveno e croato passato poi alla storia come Primo processo di Trieste.
Nel 1941 il Secondo processo vuole essere di monito alla popolazione slovena su entrambi i lati del confine di Rapallo.
Il 15 dicembre 1941 cinque antifascisti sloveni vengono fucilati presso il poligono di Opicina, presso Trieste. I loro resti verranno sepolti in una fossa comune a Fontane di Villorba (TV).
I corpi verranno riportati a Trieste solo nell’ottobre 1945.

Che conseguenze ha l'attacco alla Jugoslavia sulla Venezia Giulia?